Lis, il Comitato familiari disabili uditivi critica la proposta di legge piemontese

Una "proposta di legge inutile e dannosa, che norma quanto già normato dalle leggi nazionali": così il comitato definisce la pdl regionale 86. Il riconoscimento della lingua dei segni è "ghettizzante" e "legato a benefici economici collegati allo status di minoranza linguistica sorda"

ROMA - Una "proposta di legge inutile e dannosa, che norma quanto già normato dalle leggi nazionali": così il Comitato nazionale genitori familiari disabili uditivi definisce la proposta di legge 86 della regione Piemonte che reca "Disposizioni per la promozione del riconoscimento della lingua dei segni italiana e per la piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva". La prima annotazione è che "tutte le materie indicate nella pdl stessa, sono già previste dalla normativa nazionale", che garantisce interpreti a scuola, all'università, in sede giurisdizionale e in alcuni telegiornali. La stessa normativa nazionale prevede l'attuazione della Legge 104/92 per l'inserimento scolastico e lavorativo e, a spese degli interessati l'accompagnamento di interpreti gestuali in tutti gli uffici pubblici.
Per quanto riguarda il progetto di legge regionale, il Comitato elenca schematicamente i principali nodi critici: primo, il "mancato riferimento al piano sanitario ragionale, fiore all'occhiello e motivo di vanto e orgoglio della regione Piemonte, che tramite la Rete audiologica predispone e organizza un percorso programmato finalizzato alla diagnosi e al trattamento precoce dei difetti di udito neonatale. Il secondo punto critico è il riferimento al primo testo della pdl C. 4207, approvato in Senato e modificato con un nuovo testo base": una proposta di legge, scrive il comitato, "che ci vede ancora contrari, ma che ha eliminato dal titolo il riferimento al ‘riconoscimento della Lingua dei segni italiana'. La proposta di legge nazionale C. 4207 è oggi ancora all'esame delle competenti Commissioni della Camera dei Deputati, ma il suo iter è di fatto fermo".
Al terzo punto, il comitato denuncia il carattere "unilaterale e ghettizzante di questa proposta di legge, che indica nella cosiddetta Lingua dei Segni lo strumento di ‘comunicazione tra udenti e sordi'. Ma se il reale intento di questa legge fosse la richiesta di parità di accesso dei cittadini non udenti alla pubblica amministrazione regionale, che fine hanno fatto tutti quei mezzi comunicativi informatici e la sottotitolazione, servizi di cui sicuramente c'è bisogno e che sarebbero molto meno dispendiosi, duttili, e maggiormente aggiornabili nonché utili non solo alla persona sorda ma anche ai cosiddetti normoudenti? In realtà - affermano gli autori della lettera - dietro a questa proposta di legge, che cerca di celare i suoi reali intenti dietro alla richiesta di parità di accesso dei cittadini non udenti alla pubblica amministrazione, c'è solo l'unico e vero interesse: il riconoscimento della Lingua Italiana dei Segni, legato a benefici economici collegati allo status di minoranza linguistica sorda".
Il documento denuncia poi, nei punti successivi, "l'abusato riferimento" alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e all'articolo 3 della Costituzione italiana: "per raggiungere l'obiettivo della piena inclusione, della pari dignità sociale, è necessario la messa in atto di un adeguato protocollo sanitario (screening neonatale, diagnosi, protesizzazione o impianto cocleare e abilitazione alla parola), educativo e scolastico. La Regione Piemonte ha una politica attenta e avanzata in questo campo, che può e deve essere migliorata, non certo celando il problema dietro il riconoscimento di uno strumento comunicativo anacronistico e ghettizzante".
In conclusione, il Comitato "chiede che sia portato alla luce il reale e unico fine di questa proposta di legge, che sia abbandonata ogni velleità ingiustificata di stigmatizzazione della persona sorda, per operare proficuamente alla costruzione di cittadini orgogliosi di essere semplicemente italiani. Cestinate quel disegno di legge, avrete onorato la cultura dei diritti umani". 

(17 gennaio 2012)

Fonte: www.superabile.it