Dai Tori seduti alle Zebre rotanti: club dei tifosi disabili in pressing sul calcio

L'accessibilità negli stadi italiani incontra ancora diversi problemi tra accreditamenti, barriere e strutture datate. E in diverse città i tifosi disabili si organizzano. Il primo gruppo, nel 2006, è stato quello dei “Tori seduti”, i sostenitori in carrozzina del Torino. In seguito, altri ne sono nati a Napoli e nella stessa Torino

ROMA - Più che uno sport, per gran parte degli italiani è una seconda religione: ma se si parla di calcio, è raro che venga tirata in ballo l'accessibilità degli stadi. La vicenda di Lucca e quella di Parma hanno portato agli onori delle cronache le difficoltà di molti tifosi disabili di poter seguire le gesta della squadra del cuore. Stadi vecchi, pochi posti a disposizione, tante richieste. Vedere una partita di calcio per un sostenitore con disabilità spesso non è semplicissimo. E, ovviamente, più si scende di categoria, più le strutture sono meno ampie e moderne, più le difficoltà aumentano. Ma come vanno le cose nella massima serie del calcio nostrano? Qualche esempio, degli stati più grandi.
All'Olimpico di Roma, per quanto riguarda le procedure adottate da ASROMA, è possibile accedere da parte dei disabili su sedia a rotelle essenzialmente attraverso la tribuna Tevere. I posti disponibili sono, potenzialmente, circa 120, ai quali ne vanno aggiunti altrettanti per i rispettivi accompagnatori. Tra abbonati e biglietti venduti per le singole gare, poche volte il settore registra il "sold out". Il grado di accessibilità in quel settore è più che buono, sia per la limitata distanza dagli specifici parcheggi, che dalla scarsità delle potenziali barriere architettoniche (scale, marciapiedi) esistenti tra l'ingresso stadio e le piazzoline di sosta delle sedie a rotelle.

All'Olimpico di Torino i posti disponibili per le persone disabili in occasione delle partite casalinghe del Torino FC sono 104 (64 stalli per carrozzine e 40 posti per disabili deambulanti). Tali posti sono situati nei Distinti Granata primo anello e sono totalmente accessibili grazie a rampe e scivoli. L' accesso è gratuito sia per la persona disabile che per l' accompagnatore. La domanda però supera sempre l'offerta per cui ci si trova costantemente in overbooking.
Ma sempre a Torino c'è lo stadio più nuovo tra quelli presenti in Italia: lo Juventus Stadium. L'accredito avviene preventivamente attraverso il sito della società, per cui tutte le persone accreditate sono già in possesso di titolo di accesso nominativo (anche per l'eventuale accompagnatore). L'accreditato può andare direttamente al varco dedicato delle Tribune Nord e Sud. Al momento dell'ingresso, si esibisce il titolo di accesso e poi si viene assistiti da personale dell'Ass. Maniamiche Onlus, che a Torino da anni effettua il servizio per quasi tutti gli eventi cittadini per l'accoglienza e l'assistenza dei disabili. I posti riservati a disabili non deambulanti sono complessivamente 210. Tra questi ci sono 26 posti dedicati nel settore riservato ai tifosi ospiti. Oltre alle postazioni per non deambulanti, la Juventus riserva inoltre 65 posti per i disabili deambulanti.

A Milano lo stadio San Siro (o Giuseppe Meazza) è considerato "la Scala del calcio" ed è normalmente ben attrezzato, anche se non mancano alcuni problemi di visibilità. Lo stadio dispone di 218 posti per i tifosi disabili. L'ingresso dedicato alle persone disabili per le partite del Milan è il numero 11. Anche per le partite dell'Inter c'è un servizio di prenotazione fino all'esaurimento dei posti disponibili. Condizione per esercitare tale possibilità è l'attestabile invalidità al 100% del disabile richiedente, deambulante o con l'ausilio della sedia a rotelle.
I tifosi si organizzano. Sommando tutte le richieste che giungono alle società calcistiche, sono migliaia i disabili che ogni domenica vanno a vedere le partite, al punto che più di una società non riesce a garantir loro un numero sufficiente di posti. Chi ce la fa ad entrare, poi, deve vedersela spesso con barriere architettoniche e difficoltà logistiche. Ed è anche per questo che nel belpaese iniziano a nascere i primi gruppi di tifosi con disabilità: si condivide una passione, ci si frequenta dentro e fuori dallo stadio e nel frattempo si può contare su un soggetto collettivo per dialogare più incisivamente con le società, i comuni e le istituzioni sportive.

Il primo, e finora il più grande, è quello dei "Tori seduti", che dal 2003 riunisce i tifosi in carrozzina del Torino FC. A fondarlo è stato Giovanni Patriarca, economista e padre di famiglia con una seconda laurea in dirittura d'arrivo. Attualmente il gruppo conta circa 90 tesserati e altrettanti simpatizzanti: nel giro di qualche anno, la loro organizzazione si è dimostrata così efficiente da spingere la dirigenza granata ad affidargli l'intera gestione degli accrediti per i portatori di handicap. "Per farlo - spiega Patriarca, - abbiamo dovuto costituirci formalmente come una Onlus, con tanto di statuto e rogito notarile. Al momento gestiamo circa 200 posti, tra disabili motori, sensoriali ed eventuali accompagnatori. Riusciamo a farlo agevolmente, perché l'Olimpico non presenta grossi problemi per le persone con disabilità".

Ma non sempre è così. Situazioni al limite, in effetti, sono ancora frequenti in giro per il paese. Come detto in apertura, da oltre un mese, ad esempio, i tifosi in carrozzina del Lucca sono costretti a guardare le partite dietro la porta della loro squadra, sotto la pioggia o il sole cocente. Stesse problematiche di 'relazione' con le condizioni atmosferiche si hanno a Parma. Nel 2012, anche all'Adriatico di Pescara alcuni esponenti del comitato "Tifosi disabili Pescara calcio" arrivarono a incatenarsi ai cancelli della struttura, per portare finalmente all'attenzione ciò che da mesi andavano denunciando: ovvero l'insufficienza dei posti, ridotti con la ristrutturazione a sole 25 unità, e una sostanziale negligenza rispetto alle norme di sicurezza.

Al di là delle iniziative individuali, sono ancora pochi i club gestiti da disabili. A Roma opera la società "MyRoma". A Torino, ha avuto vita breve il gruppo juventino delle "Zebre rotanti", nato nel 2007 sul modello dei Tori seduti. A Napoli, invece, l'anno scorso si è costituita l'Associazione tifosi disabili: a fondarla è stato Gaetano Toraldo, un avvocato partenopeo che ha riunito 35 concittadini, lavorando nella direzione già percorsa dai colleghi granata. "Il primo problema di cui ci stiamo occupando - spiega - sono gli ingressi. Prima della ristrutturazione, il San Paolo aveva 250 posti riservati, ma più della metà ora sono destinati agli ospiti. A noi ne sono rimasti un centinaio e per le partite di cartello ne servirebbero almeno il doppio". La società ha risolto con una soluzione che gli aficionados del San Paolo ritengono ingiusta: "si tratta di un sistema a rotazione - continua Toraldo - che, ogni tre accrediti consecutivi, prevede che si resti a casa per un turno. Noi abbiamo protestato, e con la società stiamo studiando delle soluzioni alternative".

Anche al San Paolo, per il resto, i problemi sono sempre i soliti. "In primo luogo i parcheggi - continua Toraldo - che mancano del tutto. I nostri bagni sono sempre sporchi, e le porte scorrevoli sono così pesanti che qualcuno non riesce ad aprirle. Noi - conclude - abbiamo scelto la linea del dialogo. Fin quando sarà possibile, cercheremo di risolvere i problemi con la diplomazia: tanto basta, a volte, per veder rispettati i propri diritti". Chiedete, cari tifosi. Chiedete e vi sarà dato. (ams-daiac)   

Fonte: Superabile.it