"Dignità e speranza": la famiglia paralimpica abbraccia il papa

Festa del movimento sportivo delle persone con disabilità in Aula Paolo VI in Vaticano: emozioni, ricordi e consapevolezza nelle testimonianze degli atleti. Il presidente Cip Pancalli: "Siamo caduti ma ci siamo rialzati e così cambiamo la cultura". Papa Francesco: "Siete un segno di speranza"

ROMA - Un grande inno allo sport e alla vita, a quelle potenzialità che a volte non immaginiamo neppure esserci ma che invece possono svilupparsi in ciascuno di noi, cambiando la cultura di una società e contribuendo ad affermare la dignità di ogni essere umano. E' una festa all'insegna della forza di volontà, della speranza e dell'aiuto reciproco quella che va in scena nell'Aula Paolo VI in Vaticano, dove papa Francesco, nel giorno del suo onomastico, riceve in udienza gli atleti del Comitato italiano paralimpico.
 
PANCALLI. "E' una grande famiglia - gli dice il presidente del Cip, Luca Pancalli - che crede nei valori dello sport, che crede nello sport come strumento di inclusione e di integrazione; uno sport che non è solo uno strumento nella sfida educativa ma è strumento riabilitatore della società e della cultura: perché noi - specifica Pancalli - cerchiamo di cambiare la cultura dei paesi anche con questo messaggio". Pancalli ricorda al papa che gli atleti paralimpici non sono contraddistinti dai cinque cerchi olimpici ma "da tre agitos, che rappresentano il corpo, la mente e lo spirito": sono segno della "forza di chi è caduto ed è riuscito a rialzarsi, di chi ritrova in se stesso la voglia, attraverso lo sport, di riprendersi la vita". Un vincitore, aggiunge subito dopo, "è solo uno che non smette mai di sognare: noi - dice - continuiamo a sognare attraverso lo sport", noi atleti paralimpici "coltiviamo la speranza, quella speranza che il papa invita spesso a non farsi rubare, la coltiviamo attraverso lo sport".
 
LA FESTA. Concetti che erano già echeggiati durante lo spettacolo che aveva preceduto l'arrivo di papa Francesco: una raccolta di testimonianze e di esibizioni con protagonisti la ballerina Simona Atzori, il fisarmonicista Max Tagliata, l'orchestra giovanile di Santa Cecilia, la cantante (e atleta paralimpica) Annalisa Minetti. "E' vero che la volontà può fare la differenza", aveva detto quest'ultima invitando tutte le persone con disabilità a fare sport: "Il vincente è chi tenta l'impresa, non chi arriva prima". E con il suo, erano risuonate in Aula Paolo anche le parole di altri tre personaggi di primo piano del movimento paralimpico.
 
DE PELLEGRIN. Ad iniziare da Oscar De Pellegrin, portabandiera italiano alle ultime Paralimpiadi di Londra 2012, oro nel tiro con l'arco a conclusione di una carriera sportiva importante: "La mia vita è cambiata a 21 anni, al momento dell'incidente: il giorno prima avevo mille obiettivi, il giorno dopo nessuna certezza e qualcuno che ti dice che quello che hai fatto finora non potrai più farlo. In quel momento, un momento buio, ho domandato perché fosse successo proprio a me, ma quel momento di sconforto, oggi posso dirlo, è stata la mia fortuna". Anche grazie alle "tante persone che mi hanno aiutato, infatti, mi sono riappropriato della mia vita, e con la mia famiglia, con mia moglie e mio figlio, oggi posso dire che quell'ostacolo che all'inizio sembrava insormontabile non lo era: nella vita bisogna cercare i propri obiettivi, crediamoci ragazzi, andiamo avanti", aveva detto a quanti lo ascoltavano. E davanti al ricordo dei successi e delle medaglie, De Pellegrin avverte: "Quella è il finale bello della mia attività ma non sempre è stato così: nello sport ci vuole sacrificio, nessuno ti regala niente e tutto deve essere frutto del tuo lavoro: io credo onestamente che lo sport mi ha insegnato valori veri e che oltre a tante vittorie è bello conoscere anche la sconfitta". Una riflessione, quella di De Pellegrin, che si allarga all'intera società: "Mi chiamano persona con disabilità ma io credo che sia la società a farci sentire disabili: noi siamo persone prima che atleti, e dobbiamo affermare la dignità dell'essere umano, lanciare un messaggio sportivo ma anche culturale".
 
LEGNANTE. Come lui, anche Assunta Legnante, campionessa italiana nel getto del peso fra gli olimpici prima che una malattia la rendesse cieca: "Il mio obiettivo l'avevo già raggiunto, le Olimpiadi di Pechino 2008, ed ero fiera del mio viaggio, ero arrivata al massimo; poi, con il sopraggiungere della cecità, per tre anni ho abbandonato completamente lo sport, sono sparita, sentivo solo poche persone, quelle che capivano che volevo stare da sola". "E' dura non essere più autonoma - aveva raccontato Legnante - ma mi sono detta che dovevo tornare a fare quello che avevo sempre fatto: mi sono chiesta se stare dentro casa era quello che volevo. Vuoi veramente essere disabile?, mi sono chiesta. E ho ricominciato gli allenamenti". Il resto è una nuova carriera sportiva, da medaglia d'oro.
 
PUNZO. Di una "nuova pagina della storia civile della nostra repubblica" parla invece il tenente colonnello Roberto Punzo, riferendosi all'apertura delle forze armate (Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri) al mondo paralimpico. "Ho difficoltà a trattenere la felicità, non pensavo saremmo riusciti ad arrivare a tanto", aveva detto dopo aver ripercorso la sua storia, il ferimento in servizio, otto anni fa, e le difficoltà iniziali. "Oggi posso dire che quel trauma è stato rigenerativo perché mi ha portato a vedere nuovamente gli altri, credo sia molto importante sapere che c'è un altro che è in grado di darti qualcosa, occorre anche avere il coraggio di chiedere".
 
PAPA FRANCESCO. E' questo, nelle sue varie forme, il mondo paralimpico che il papa saluta arrivando in Aula Paolo VI e percorrendola a piedi fra due ali di folla. "La vostra testimonianza - dice - è un grande segno di speranza, è una prova del fatto che in ogni persona ci sono potenzialità che a volte non immaginiamo, e che possono svilupparsi con la fiducia e la solidarietà". "Lo sport - precisa - diventa un'occasione preziosa per riconoscersi come fratelli e sorelle in cammino, per favorire la cultura dell'inclusione e respingere la cultura dello scarto". E tutto questo - dice - "risalta ancora maggiormente nella vostra esperienza, perché la disabilità che sperimentate in qualche aspetto del vostro fisico, mediante la pratica sportiva e il sano agonismo si trasforma in un messaggio di incoraggiamento per tutti coloro che vivono situazioni analoghe alle vostre, e diventa un invito ad impegnare tutte le energie per fare cose belle insieme, superando le barriere che ossiamo incontrare intorno a noi, e prima di tutto quelle che ci sono dentro di noi".
 
L'invito finale è un auspicio: "Che lo sport sia per voi tutti una palestra nella quale allenarvi quotidianamente al rispetto di voi stessi e degli altri, una palestra che vi dia l'occasione di conoscere persone e ambienti nuovi e vi aiuti a sentirvi parte attiva della società". "Che possiate sperimentare, anche attraverso la pratica sportiva - è l'augurio che il papa lascia ai presenti - la vicinanza di Dio e l'amicizia dei fratelli e delle sorelle". (Stefano Caredda) 

Fonte: Superabile.it