Viaggi aerei, quanti disagi: "La carrozzina non è un bagaglio comune"

Dopo un volo, le restituiscono la carrozzina col freno rotto e il manubrio storto. Patrizia Saccà, ex azzurra di tennistavolo paralimpico, lamenta i grandi disagi delle persone disabili: "Negli aeroporti c'è scarsa sensibilità verso le carrozzine, le trattano come bagagli e spesso vengono restituite rotte".

ROMA - "La carrozzina non è un bagaglio ma viene trattata come tale". A lanciare il grido d'allarme sulla situazione dei passeggeri disabili che transitano negli scali aerei è Patrizia Saccà, ex campionessa paralimpica di tennistavolo, atleta che vanta, nella sua lunga carriera, due partecipazioni ai Giochi Paralimpici, nel 1992 a Barcellona (con la vittoria della medaglia di bronzo a squadre) e nel 2008 a Pechino. In mezzo tanti titoli italiani, diciannove, per l'esattezza, successi in campo europeo e sempre tra le prime dieci del ranking mondiale dal 1987 al 2010. Dopo il ritiro l'attività di istruttrice presso l'Unità Spinale Unipolare di Torino e la Freewhite del Sestriere e tanti, tantissimi progetti in cantiere.
Qualche giorno fa il rientro a Torino dopo una vacanza a Londra e la spiacevole sorpresa, purtroppo non la prima. "Di rientro a Caselle da Londra ho chiesto alla compagnia aerea di non far passare sul rullo la mia carrozzina-bici e di poterla avere alla discesa dalle rampe - spiega Patrizia Saccà - si tratta di un modello diverso dalle carrozzine più comuni, lunga appena un metro più delle altre, pesa 20 chilogrammi ed è alimentata da una batteria al litio". "In altri Stati è molto diffusa - prosegue la ex atleta - perché da elettrica attenua la fatica con la braccia sulle ruote". "Ho dovuto discutere a lungo per aver la carrozzina alla discesa dalle rampe - precisa la Saccà - e alla fine mi è tornata col freno rotto e il manubrio storto".
"I danni mi saranno rimborsati dalla compagnia aerea ma non è questo il punto - aggiunge la pongista - ciò che mi fa più male non è la condizione della carrozzina quanto la scarsa sensibilità che gli addetti degli aeroporti italiani e di mezza Europa dimostrano per le carrozzine, che vengono considerate alla stregua di un bagaglio comune mentre per noi rappresentano strumenti indispensabili per spostarci e vivere meglio". "Di cose da dire ce ne sarebbero tante - osserva Patrizia Saccà - dall'impossibilità di andare in bagno, sugli aerei, a non poter usufruire dei posti davanti per potersi allungare maggiormente". "Bisognerebbe avere la sensibilità per capire che già una persona disabile vive una condizione di umiliazione interiore - precisa la ex campionessa di tennistavolo - scontrarsi anche con questo tipo di rigidità ferisce ancor di più, ti fa sentire diverso quando si fa di tutto per non esserlo". "E' mia opinione che gli scali aeroportuali dovrebbero organizzare corsi rivolti ai dipendenti per essere più ricettivi nel cogliere le necessità di una persona in carrozzina - conclude Patrizia Saccà - esigenze che sono diverse da quelle di una persona anziana". (a cura del Cip) 

Fonte: Superabile.it