Ragazzi che assistono un familiare: difficoltà a scuola e nella vita sociale

In Italia sono 170 mila: hanno tra i 15 e i 24 anni e si prendo cura di un adulto fragile, disabile o malato. Un impegno che li rende più maturi e sensibili ma ha un impatto sulla loro vita. Il progetto "Care2work" evidenzia le competenze che acquisiscono e punta a renderle visibili

CARPI (Modena) - Hanno tra i 15 e i 24 anni e assistono un membro della propria famiglia svolgendo, in modo regolare, attività assistenziali significative che richiedono un certo grado di responsabilità. Sono i giovani caregiver che si prendono cura di un adulto (genitore, fratello, sorella, nonno, altro parente) fragile o con disabilità, malattie croniche, disturbi mentali o altre condizioni connesse a bisogni di assistenza, aiuto o controllo. In Italia si stima che siano circa 170 mila (dati Istat 2010), pari al 2,8% della popolazione di questa fascia di età: un dato sottostimato perché non tiene conto di quelli che assistono fratelli o altri congiunti minori con disabilità e di quelli con meno di 15 anni. Nel Regno Unito si stima che siano più di 1,5 milioni di caregiver under35, in Svezia sono 25 mila sotto i 17 anni, in Grecia non ci sono statistiche. Un'indagine realizzata su 228 studenti delle scuole medie e superiori di Carpi ha messo in evidenza che il 13,6% dei partecipanti vive con almeno una persona disabile o malata da tempo e che quasi il 20% presta un livello di cura di intensità alta o molto alta. "Eppure il fenomeno è poco studiato e, a differenza di quanto accade in alcuni Paesi del Nord Europa, in Italia non ci sono servizi territoriali dedicati, a parte qualche gruppo di mutuo aiuto", dice Licia Boccaletti, responsabile progetti della cooperativa Anziani e non solo di Carpi (Modena) che, da alcuni anni, si occupa di caregiver adulti. Ma le conseguenze sui giovani caregiver sono importanti: si va dallo scarso rendimento a scuola al disagio emotivo, dall'isolamento e dai problemi con i coetanei a episodi di bullismo.
La cooperativa ha partecipato al progetto europeo "Care2work", finanziato dall'Ue, che affronta il tema dei giovani caregiver stranieri e le barriere che incontrano nell'accesso al mondo del lavoro o nel proseguire il loro percorso scolastico e formativo in Italia, Regno Unito, Grecia e Svezia. Le ricerche hanno messo in evidenza l'assenza di supporto dai servizi territoriali e la necessità di creare gruppi di mutuo aiuto, sensibilizzare i coetanei e la comunità, avere informazioni sui servizi disponibili e promuovere attività di sollievo ma anche un impatto positivo, ad esempio "i giovani si sentono più sensibili, responsabili, maturi e sicuri di sé". I risultati del progetto vengono presentati oggi 10 febbraio a Carpi (Auditorium Loria, via Rodolfo Pio, 1) nella conferenza "Superare gli ostacoli: giovani caregiver (stranieri) in Europa".
Il progetto "Care2work" in Italia si è mosso su due binari: la revisione della letteratura esistente e il lavoro sul campo attraverso interviste a giovani caregiver. Sono 6 quelli coinvolti da Anziani e non solo sul territorio, di cui 2 italiani, 3 di origine straniera e 1 con un genitore italiano e uno straniero. Hanno in media 24,5 anni e si prendono cura di familiari con disabilità intellettive, problemi motori, disturbi psichiatrici emersi in età adulta. Degli intervistati, 5 si prendono cura del fratello e 1 della madre (in passato anche del padre che poi è morto). La maggior parte dei partecipanti vive il proprio ruolo di cura come naturale, una ragazza di origine turca lo mette in relazione con la cultura di origine in cui il dovere di assumere responsabilità verso i familiari non è messo in discussione. Tutti i partecipanti hanno un livello di cura alto o molto alto. "Ciò che è emerso dalle interviste è un impatto del lavoro di cura sul rendimento scolastico, con giorni di scuola persi e poco tempo per fare i compiti - dice Boccaletti - . Sarebbe opportuno lavorare con gli insegnanti per sensibilizzarli sul tema, nel caso in cui abbiano in classe giovani in questa situazione, ed elaborare strategie per aiutarli a conciliare". I giovani caregiver manifestano inoltre disagio emotivo e sono molto ansiosi a causa del carico di responsabilità importante rispetto alla loro età. "Spesso hanno problemi con i loro coetanei, perché non vivono la loro stessa vita, e sono vittime di episodi di bullismo - continua - Per questo è necessario sensibilizzare anche i loro compagni di scuola". Tutti i partecipanti lamentano l'assenza di supporto dai servizi territoriali ma anche dalla propria rete. "I ragazzi chiedono attività a loro dedicate, scambio con altri ragazzi che vivono la stessa situazione, attività di sollievo per allontanarsi dalla famiglia e fare qualcosa di piacevole, magari con persone della loro età - spiega Boccaletti - e un'attenzione particolare da parte dei servizi: spesso su di loro ricade la responsabilità di capire a chi chiedere aiuto e, nel caso di ragazzi di origine straniera, fare anche da traduttori".
Lo scopo della ricerca era anche mettere in evidenza le competenze che questi ragazzi hanno sviluppato nell'attività di cura che svolgono. "Abbiamo individuato alcune competenze tra cui problem solving, gestione dello stress e capacità di lavorare in gruppo - aggiunge Boccaletti - L'obiettivo è lavorare su queste competenze e renderle visibili, anche a potenziali datori di lavoro, facilitando il passaggio verso il mondo del lavoro". (lp) 

Fonte: Superabile.