Chiusura Opg a un passo. “Ora garantire il diritto alla salute mentale”

Il comitato nazionale che si batte per la chiusura definitiva degli ospedali psichiatrici giudiziario è stato in Sicilia per un tour tra le Rems e l’ultimo Opg ancora aperto, quello di Barcellona Pozzo di Gotto. Cecconi: “Siamo vicini al traguardo finale ma la chiusura degli Opg non esaurisce il lavoro del comitato nazionale, né le preoccupazioni per il futuro”

ROMA – Ospedali psichiatrici giudiziari ad “un passo dalla chiusura”, ma la sfida ora è lavorare per “garantire il diritto alla salute mentale dei detenuti”. A parlare è Stefano Cecconi, portavoce del comitato nazionale StopOpg, subito dopo la visita che venerdì scorso, 10 febbraio, ha realizzato all’ultimo Opg presente sul territorio nazionale, quello di Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia. Una visita che ha dato il via ad una due giorni di incontri da parte delle organizzazioni aderenti al comitato con le istituzioni locali e tutti gli attori coinvolti in questo processo di superamento, e conclusa con un incontro con il sottosegretario al ministero della Salute, Davide Faraone, a Caltagirone.

“Siamo stati nell’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto – racconta Stefano Cecconi a Redattore sociale – che in questi giorni è stato trasformato in casa circondariale. All’interno, però, sono internati in misura di sicurezza ancora 14 persone. Nove con una misura di sicurezza detentiva definitiva, e per queste il direttore del carcere ci ha annunciato che entro la settimana prossima dovrebbero essere organizzate le dimissioni verso comunità terapeutiche assistenziali, quindi non Rems. Le restanti 5 persone sono internate con misura provvisoria e per queste la magistratura di cognizione non ha ancora deciso se è possibile una scarcerazione, una dimissione o una misura di sicurezza alternativa nonostante il parere positivo della direzione dell’Opg sulla loro dimissione”.

L’ultimo capitolo della storia degli ospedali psichiatrici giudiziari in Italia, quindi, sta per concludersi. Dopo la chiusura dell’Opg di Montelupo Fiorentino, è la volta della Sicilia, regione tra l’altro non commissariata dal governo per i ritardi, come avvenuto per altre regioni, affidate al Commissario unico per la chiusura degli Opg, Franco Corleone, che il prossimo 19 febbraio vedrà scadere il suo secondo mandato. “Siamo ad un passo dalla chiusura del manicomio giudiziario di Barcellona – aggiunge Cecconi -. Certamente la nostra visita ha accelerato gli adempimenti da parte delle aziende sanitarie, ma insisteremo fino a quando non vedremo con i nostri occhi la vicenda chiusa”. La chiusura degli Opg, però, non esaurisce il lavoro del comitato nazionale, né le preoccupazioni per il futuro. “C’è una coda importante in questa vicenda – spiega Cecconi - e riguarda le tante persone con problemi di salute mentale che sono nelle carceri per le quali vanno previste misure alternative alla detenzione, perché cura e custodia non si conciliano. Nel caso in cui debbano rimanere in carcere, si deve far in modo che possano avere cure adeguate in apposite sezioni. A Barcellona si sta cercando di organizzare questa risposta, vedremo nelle prossime settimane se davvero succederà qualcosa di positivo per il diritto alla salute delle persone”.

A mantenere alta l’attenzione sul tema, però, devono essere anche le istituzioni, continua Cecconi. “Il lavoro positivo che il commissario ha fatto deve trasformarsi in un organismo stabile, tra governo, regioni e società civile – spiega Cecconi -. Ci candidiamo a collaborare a questo processo perché non può essere che la chiusura dei manicomi giudiziari si trasformi soltanto nell’apertura di queste Rems che rischiano di essere nuovi contenitori”. Un timore alimentato dalle visite alle Rems fatte dal comitato in giro per l’Italia in questi mesi. “Abbiamo trovato Rems come nel Lazio o come a Castiglione delle Stiviere che sono dei mini Opg – aggiunge il portavoce di StopOpg -, altre Rems che invece stanno facendo uno sforzo per rappresentare un’alternativa al vecchio manicomio. Ma non è solo la Rems la soluzione prospettata, c’è la cura in comunità e questo apre un capitolo enorme sul diritto alla salute mentale per tutti i cittadini. Ci aspetta ancora un lavoro enorme: dentro le carceri, per garantire il diritto alla salute dei detenuti, e fuori per garantire che i servizi di salute mentale funzionino per tutti i cittadini”.(ga)

Fonte: Superabile.