Vivono in una ex scuola con il figlio disabile, la famiglia Diliberto: "Abbandonati da tutti"

Il figlio Luigi di 13 anni ha la sindrome di Franceschetti, malattia rara gravemente invalidante. La famiglia abita insieme ad altre in una struttura del quartiere Cep di Palermo in attesa di ottenere una casa adeguata alle esigenze di Luigi. La mamma: "Siamo stanchi e molto amareggiati"

PALERMO - Delusi dalle promesse non mantenute i genitori di Luigi Diliberto, ragazzo con una grave disabilità, vivono ancora in una ex scuola di Palermo in attesa di avere una casa. Ci vivono da due anni, da quando per problemi di lavoro non hanno più potuto sostenere l'affitto. Hanno ricavato un'abitazione da due grandi ex aule. Nell'ampia struttura del popolare quartiere del Cep vivono attualmente 27 famiglie con circa cinqua figli, alcuni molti piccoli. Oltre allo stato di povertà, la famiglia Diliberto, deve ogni giorno fare i conti con la malattia rara di Luigi, che ha 13 anni: la sindrome di Franceschetti, una malattia che lo sta portando a perdere gradualmente funzioni vitali come la respirazione, l'udito, la deambulazione. Il nucleo familiare, oltre a percepire la pensione del ragazzo, si mantiene con piccoli lavori saltuari che fa il papà di Luigi nonostante alcuni seri problemi alla colonna vertebrale.

Intanto è passato ormai parecchio tempo da quando è stata approvata la delibera per l'assegnazione delle case confiscate alle famiglie in povertà con disabili. La famiglia è iscritta da tempo nella lista per l'emergenza abitativa ed è al 192esimo posto su 1600. Sei mesi fa alla famiglia erano stati proposti due immobili confiscati alla mafia molto piccoli che però non avevano le condizioni necessarie per chi ha un figlio con grave disabilità. Luigi non si regge sulle sue gambe e spesso si muove in sedia a rotelle. Inoltre ha bisogno di una macchina che favorisca la sua respirazione notturna, porta due protesi all'orecchio e due protesi alle anche.

"Siamo stanchi e molto amareggiati perché le promesse sono state tante e ci siamo sentiti fortemente presi in giro - racconta con le lacrime agli occhi Elisabetta Ventimiglia -. Abbiamo perso le speranze reali perché siamo stati abbandonati da diversi mesi da tutti diventando invisibili. La nostra situazione è peggiorata purtroppo per le condizioni di Luigi che sta sempre peggio ma sembra che questo interessi a nessuno. E' vero che abbiamo rifiutato due immobili ma erano, purtroppo, proposte indecenti, non adatte alla grave disabilità del nostro bambino, che ci hanno profondamente umiliato. Cerchiamo allora di tirare avanti ma non sappiamo fino a quando. Ad aiutarci periodicamente è la parrocchia vicina ma è davvero tutto molto difficile. Siamo persone oneste non siamo mai andati a rubare o a fare cose illecite e le istituzioni non possono chiuderci le porte in questo modo".

"Tra le proposte - continua Elisabetta - c'era sta fatta pure quella di pagarci alcune mensilità anticipate per una casa in affitto ma non ci siamo sentiti di rischiare in questo modo perché ci siamo già passati ed il rischio di rimanere in mezzo alla strada è fortissimo. Non vogliamo un castello ma soltanto una casa adeguata ai bisogni di Luigi". "Ricordo le tante promesse che sono state fatte sia da questa amministrazione che dallo stesso vescovo don Corrado in occasione del festino di Santa Rosalia dello scorso luglio - dice ancora Elisabetta -. Siamo oggi molto provati da tutto questo perché l'indifferenza nei nostri confronti è notevole. Chiediamo di non essere dimenticati - continua - basterebbe anche che qualcuno ci indicasse la strada per fare dei piccoli lavori in maniera dignitosa che ci permettessero di pagare l'affitto di una casa vera. Abbiamo pure fatto la domanda per avere il Sia (sostegno inclusione attiva) che ci è stata rifiutata due volte perché avremmo dovuto avere il punteggio di 45 ma abbiamo quello di 40". (set)

Fonte: Superabile.