Travaglio si scusa ma non convince: “Le scuse peggio dell'offesa”

Il giornalista risponde ad Anffas, che gli aveva chiesto scuse ufficiali: “ Se con le mie parole, rivolte a un interlocutore con cui stavo polemizzando e non certo alle persone affette da sindrome di Down, ho involontariamente offeso qualcuno, me ne scuso dal più profondo del cuore”. Ma Coordown ribatte: “La sostanza non cambia, usa 'mongoloidi' come un'offesa”

ROMA - “Caro Speziale (e cari amici dell’Anffas), come lei stesso riconosce il mio intento era tutt’altro che quello di offendere le persone affette da sindrome di Down e le loro famiglie. Anche perché ne conosco personalmente diverse, e so di avere soltanto da imparare da loro”: iniziano così le scuse di Marco Travaglio, pubblicate questa mattina Il Fatto, dopo le critiche mosse da associazioni e familiari per l'epiteto “mongoloidi”, utilizzato dal giornalista nel corso della trasmissione “Otto e mezzo”. Come richiesto da Anffas, dunque, Travaglio si scusa: “Nell’enfasi polemica con lo scrittore Gianrico Carofiglio, intendevo fargli notare che stava trattando assurdamente 8 milioni e rotti di elettori dei 5Stelle come altrettanti handicappati mentali che votano senza sapere quello che fanno. Non credo che, se avessi detto “lei li scambia tutti per dei matti' o 'per dei dementi', avrei offeso i malati psichiatrici, o le persone affette da demenza, e i loro famigliari. Se però con le mie parole, rivolte a un interlocutore con cui stavo polemizzando e non certo alle persone affette da sindrome di Down, ho involontariamente offeso qualcuno, me ne scuso dal più profondo del cuore”.
 
Ma le scuse non convincono molto. Anzi, “ci convincono pochissimo – ribatte Coordown su Facebook, spostando così il dibattito sui social - La sostanza di quello che il giornalista ha detto in TV non cambia: per lui la parola 'mongoloide' si può usare come offesa perché significa più o meno 'handicappati mentali che non sanno quello che fanno'. Per noi, invece, le parole continuano a essere importanti, strumento fondamentale per il superamento di stereotipi e barriere culturali”.

Fonte: Superabile.