“La Legge di Bilancio dimentica la disabilità”: denuncia del Forum Terzo Settore

Roberto Speziale, presidente di Anffas onlus si dice “sconcertato nel riscontrare la mancanza di interventi a favore delle persone con disabilità, registrando anche un arretramento rispetto a quanto previsto negli anni precedenti”. E annuncia “una forte presa di posizione”

ROMA – E’ “sconcertato”, Roberto Speziale, presidente di Anffas onlus, mentre esamina il disegno di legge di Bilancio 2018 (A.S. 2960) presentato lunedì scorso al Senato: perché non c’è traccia di “interventi a favore delle persone con disabilità”, ma pare esserci addirittura un “arretramento rispetto a quanto previsto negli anni precedenti o addirittura rispetto ad altre situazioni di fragilità”. Tra le misure sotto accusa, c’è l’anticipo pensionistico, perché “a fronte di un allungamento al 31.12.2019 del periodo di richiesta per l’APE, non ritroviamo una simile previsione per l’APE Sociale, che interessa lavoratori più fragili, quali quelli con disabilità o quelli che assistono con continuità familiari con disabilità grave”, osserva Speziale.

Soprattutto però Anffas punta il dito sull’assoluta mancanza di misure a sostegno dei caregiver familiari, proprio in un momento storico in cui nella Nazione e in Parlamento alta è l’attenzione sul tema. “Occorre valorizzare il supporto informale dei caregiver attraverso misure che diano un sostegno previdenziale, ma anche di coordinamento con quanto istituzionalmente comunque la Pubblica Amministrazione deve continuare a garantire alle persone con disabilità”, puntualizza Speziale.

Per quanto riguarda il Fondo Nazionale per la non autosufficienza, la conferma dello stanziamento di 450 milioni di euro, “da cui rinvenire anche le risorse per la Vita indipendente, risulta abbastanza esile dopo che con la Legge n. 112/2016 (sul “durante noi, dopo di noi”) si è avviato un processo ormai inarrestabile di necessaria individuazione degli interventi e delle attività a favore di ciascuna singola persona con disabilità attraverso uno specifico progetto individuale di vita, che traguardi le sue varie dimensioni in relazione agli specifici contesti vissuti quotidianamente”.

La delusione è quindi massima, verso “un welfare assolutamente prestazionistico, standardizzato e meramente assistenzialistico, neppure adeguatamente supportato col disegno di legge – continua Speziale – Vogliamo invece un welfare che guardi alla persona con disabilità, così come con altre fragilità e costruisca insieme alla stessa un percorso di inclusione vera e di giusti supporti per il miglioramento della sua qualità di vita in ottica assolutamente propulsiva, potenziando le esperienze di vita indipendente, di percorsi per il dopo di noi, di supporto ai sostegni formali; diversamente la spesa pubblica continuerà ad essere sterile. Stiamo già approntando proposte serie e coerenti a tale impianto da discutere con tutti gli interlocutori politici e sociali”.  

Fonte: Superabile.